PREFAZIONE: Perché fare? Che cosa fare?

E' giusto restare muti e indifferenti davanti al triste spettacolo del proprio Paese che lentamente scivola verso la mediocrita' e la rassegnazione ? No, non e' giusto.

E' forse meglio che ognuno pur nella sua limitatezza possa dare un contributo per cercare di capire e se possibile trovare la via per risalire la china.

Anche perchè in questo mondo globalizzato in cui alcuni Paesi soprattutto in oriente stanno diventando sempre più potenti si rischia di venire fagocitati e di diventare terra di conquista.

Ecco il motivo per cui scrivo alcuni appunti per capire se alcune valutazioni siano giuste o assurde e sbagliate.

Guardandoci attorno oggi vediamo una societa' preda di mille opinioni e contorcimenti nati dall'esigenza di trovare il modo di migliorare la nostra qualita' della vita, comprendendo che ormai la maggior parte di noi non manca di beni materiali ma sente la mancanza di giustizia e di un benessere morale, etico e culturale.

Due casi tra mille :

processi giudiziari che possono arrivare a durare 25 e piu' anni non possono essere la normalita' di una societa' umana.

Le nostre grandi città ,Roma per prima, con gravi problemi (es: trasporti pubblici, nettezza urbana,situazione urbanistica e viabilistica) irrisolti da troppi anni .

Il perdurare di situazioni clientelari o falsamente solidaristiche in cui a fare carriera sono i meno idonei e preparati a scapito dei meritevoli, ha portato il nostro Paese ad un certo effimero benessere materiale (per alcuni) causando un impoverimento morale , etico e culturale generale, nonche' un impoverimento materiale di vasti strati della popolazione.

Cosa fare per cambiare direzione ? Si direbbe che il primo punto sia propio questo: evitare che a fare carriera siano gli incapaci.

Come fare ?

Il primo punto su cui lavorare dovrebbe essere la pubblica istruzione.

Se il problema sono gli" incapaci" dobbiamo cercare di produrre i" capaci" e possibilmente incentivarli a restare

Qualcuno diceva ": non mi preoccupano i " capaci" che se ne vanno, mi preoccupano gli "incapaci" che restano." .Dobbiamo fare in modo che restino anche i "capaci"

Il secondo punto dovrebbe essere un’etica dei rapporti di lavoro profondamente diversa da come la si intende oggi.

Oggi parlare di licenziamenti è quasi una bestemmia ma forse è propio affrontando questo "terribile mostro" che possiamo trovere una via di uscita dall'impasse della nostra societa'

Il voler mantenere a tutti i costi i posti di lavoro anche se improduttivi o addirittura dannosi ha trascinato tutto il Paese in un abisso di ingiustizia, inefficienza, insofferenza e indifferenza.

Una eredità ingiusta che lasciamo alle nuove generazioni.

Per di più causa di sprechi e disastri ambientali in un mondo già di per sè malato

Chi non e' adatto alla mansione che svolge, che sia nel privato o nel pubblico, dovrebbe ad insindacabile giudizio dei dirigenti relativi, essere sollevato dalla mansione e mantenuto dalla collettivita' per il tempo necessario a ricollocarsi in un posto piu' idoneo alle sue capacita' . Naturalmente con meccanismi che disincentivino l'ozio e il parassitismo (adottando ad esempio sistemi e controlli che già fanno altri paesi avanzati)

L'obiezione che spesso si sente fare è che in un sistema simile i dipendenti possano essere alla mercè di dirigenti negligenti e ricattatori.

Ma i dirigenti stessi dovrebbero a loro volta in caso di comportamento arbitrario, giustificare all' azienda in cui lavorano le motivazioni di queste scelte , restando a loro volta sottoposti al giudizio dell'assemblea dei soci in caso di aziende private e dal consiglio direttivo nel caso di aziende pubbliche.

Anche e soprattutto un dirigente incapace e arbitrario va sollevato dalla sua mansione e ricollocato nel mondo lavorativo (anche a livelli inferiori).

Bisogna cioè ridare in mano ai dirigenti la gestione delle aziende.

Senza aver paura di discriminazioni in quanto chi discrimina sarà a sua volta allontanato da un posto dirigenziale che non merita o , nel caso di aziende private, emarginato dal mercato.

E' ora di smettere di pensare che i lavoratori dipendenti siano diversi dai lavoratori autonomi o dagli imprenditori : tutti sono eguali e tutti devono correre i loro rischi.

Nessuna classe e' inferiore e nessuna classe è debole e ha bisogno dei magistrati per far valere i propri diritti.

In una societa' moderna in cui la pubblica istruzione di base è garantita a tutti e i sussidi di disoccupazione sono disponibili, tutti hanno la possibilità di entrare nel mondo lavorativo.

Si dovrebbe anche tener conto che una grande parte dei nostri imprenditori è fatta da gente che prima era operaia. Dovremmo fare in modo di incentivare questo fenomeno e possibilmente aiutarli ad aumentare la propria preparazione gestionale.

Fondamentale poi istituire scuole specializzate per creare validi dirigenti sia pubblici che privati.

E' inoltre necessario fare in modo che chi piu' e' utile alla societa' piu' deve vedere premiato il proprio lavoro.

Non è più sostenibile una società in cui una buona parte dei componenti spreca la sua vita in attività inadatte o addirittura controproducenti.

La tecnologia ci permette di vivere tutti in modo più che dignitoso. Una società giusta non deve permettere che chi lavora sia gravato da parassitismi pubblici o privati che siano.

Fare esempi di questi sprechi o parassitismi non serve: ci sono centinaia di esempi clamorosi più volte messi in luce da valenti e conosciuti giornalisti.

Il problema non stà nei casi ormai eclatanti : il problema stà nei nostri cervelli condizionati da anni per non dire secoli di propagande ideologiche o confessionali che hanno influenzato negativamente il nostro pensiero.

Giorno dopo giorno, anno dopo anno ci hanno inculcato nel cervello idee solidaristiche e ugualitarie che , pur se nobili e necessarie, se predominanti portano la società ad un appiattimento che porta al disimpegno e al declino.

Chiaramente tutti gli uomini hanno uguali diritti, questo è fuori discussione.

Ma se tutti devono poter partire da uguali possibilità quelli che con il proprio lavoro più si rendono utili alla società devono averene il giusto riconoscimento.

Il solidarismo deve essere presente in una moderna società assicurando un livello di vita decente a tutti, ma deve essere subordinato a regole che non ne consentano abusi.

Qualsiasi risorsa per essere prodotta ha bisogno di lavoro fisico e mentale, lavori che devono essere adeguatamente riconosciuti.

Un noto cantautore italiano cantava "se potessi mangiare un'idea avrei fatto la mia rivoluzione" a io aggiungo che la moltiplicazione dei pani e dei pesci è stata (forse) fatta una sola volta migliaia di anni fa e chi l'ha fatta non è più tra noi da un bel pezzo.

Quei pensieri sociali che volevano la distribuzione della ricchezza a prescindere dal merito hanno spesso generato società alienate in cui i diritti umani e sindacali sono pressochè assenti.

In una moderna società va incentivata l'iniziativa imprenditoriale , vero motore per creare quei beni che servono alla vita di tutti e per sostenere l'occupazione.

E parlando di imprenditore si intende sia individuale sia collettivo (es. aziende condotte da associazioni di lavoratori)

In Italia negli ultimi anni con appesantimenti burocratici e parassitari e con scarsa tutela giudiziaria , l'iniziativa imprenditoriale è stata scoraggiata .

Sembra un controsenso ma per sostenere l'occupazione e fare il bene delle classi lavoratrici e di tutti in generale bisogna creare condizioni favorevoli all'iniziativa imprenditoriale.

Non è più tollerabile che spesso dal mondo politico,religioso e intelletuale l'imprenditore venga visto come elemento mosso fondamentalmente da egoismo e da volontà di sfruttamento dell'altrui lavoro.

Senza imprenditori preparati e motivati il sistema crolla.

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