Idee in libertà
CAPITOLO 1
QUALE ISTRUZIONE ?
Per anni si sono succedute cosidette "riforme scolastiche" spesso prive di qulsiasi sostanza educativa.
Per lo più sono state riforme basate su ristrutturazioni burocratiche dei vari enti della pubblica istruzione.
Forse cercare di capire come rendere la scuola un ambiente dove l'apprendere sia più piacevole, sereno, responsabile e consapevole per i ragazzi sarebbe più utile.
Si dovrebbe arrivare a pensare la scuola come un luogo pubblico in cui è piacevole convivere con compagni e insegnanti , lavorare e imparare. Senza stressare con montagne di nozioni apprese spesso senza capirne il contesto e a volte inutili.
Oggi credo sia più utile avvalersi dei mezzi tecnologici per attingere in tempo reale a qualsiasi informazione.
Credo sarebbe più utile un apprendimento essenziale ma di qualità e pluralista (da fonti ed esperienze interne ed estere) che origini una capacità di elaborazione moderna, etica, scientifica e capace di valutare e magari risolvere i problemi del mondo di oggi.
Ma come fare a modificare obsolete situazioni radicate da decenni ?
Forse si potrebbero studiare situazioni scolastiche di altri paesi avanzati che hanno già affrontato e risolto alcuni problemi che ci trasciniamo da anni.
Un aiuto allo studio potrebbe essere ad esempio la scuola secondaria uguale per tutti ma con la possibilità, a parte 4 o 5 materie obbligatorie, di scegliere i corsi a cui si è più interessati.
Tra gli effetti positivi si avrebbe anche un importante avvicinamento al mondo del lavoro .
Ma non si vuole qui trovare soluzioni quando da anni grandi esperti vanno già elaborando le soluzioni più idonee (forse).
Quello che sarebbe interessante capire è come mai dopo anni di tentativi , di riforme e riformette, andare a scuola per i ragazzi è ancora il più delle volte un peso e spesso prendere una laurea, con anni di sacrifici, spesso da pochi sbocchi lavorativi.
Abbiamo tutti presente la situazione attuale della scuola impastoiata da una burocrazia nazionale farraginosa e inefficace : concorsi lenti, precariato, corsi di studio superati, testi vecchi e lacunosi, mancanza di legami e interazione con le realtà locali, lontananza dal mondo del lavoro.
Altra gravissima lacuna per una nazione che è stata culla di grandi musicisti e grandi artisti, la mancanza quasi completa di corsi musicali e artistici nella stragrande maggioranza delle nostre scuole (i licei musicali e artistici soddisfano solo in minima parte questa esigenza)
Per non parlare dello sport lasciato sulle spalle di associazioni private e a carico delle famiglie.
Forse per avere una gestione più funzionale, diretta e snella potrebbe essere più efficiente una gestione decentralizzata.
E qui entra un aspetto dei nostri problemi che coinvolge anche la scuola ma che è più generale.
Si tratta del funzionamento globale di un sistema nazione.
Nel prossimo capitolo proverò a sottoporvi alcune riflessioni in merito.
CAPITOLO 2
STATO: ORGANIZZAZIONE CENTRALE O FEDERALE ?
Guardando le situazioni amministrative di alcune tra le piu grandi e avanzate nazioni mondiali, si può notare che quasi tutte hanno un'organizzazione di tipo federale (es. USA Germania, Svizzera,Canada,Australia,GB, Spagna ecc.).
In quei paesi la gestione amministrativa corrente ( lavoro, istruzione,ricerca,pubblica sicurezza,sanità,previdenza,trasporti locali,reti stradali secondarie, ecc) sono perlopiù gestite a livello regionale o macroregionale.
In italia le regioni hanno un loro parlamento ed una loro struttura amministrativa ma la nostra macchina regionale non funziona bene in quanto il nostro è un regionalismo zoppo, alcune funzioni essenziali sono rimaste in mano allo stato centrale.
Naturalmente dovrebbe essere un sistema federale ben organizzato e effettivo, non relizzato parzialmente o malamente come in altre nazioni che pur avendo un sistema federale non hanno risolto i loro problemi ( es.: Argentina, Venuezuela,Messico ecc.)
Tra le funzioni più importanti vi è l'ordinamento scolastico.
La regionalizzazione della scuola, vista l'esperienza delle altra nazioni, avrebbe sicuramente un grande impatto positivo sull'educazione in generale .
Tutto sarebbe più gestibile e controllabile con ricadute positive su tutto il territorio.
Anche qui le obiezioni che più si sentono sono che così facendo si privilegerebbero le scuole delle regioni più ricche a discapito di quelle meno.
E qui ritornano a galla quei condizionamenti del pensiero di cui parlavamo prima.
Uno sterile e iniquo egualitarismo porta solo ad un appiattimento verso il basso.
Come se le regioni meno ricche fossero anche meno ricche di intelligenza, cosa non vera.
Come se le regioni meno ricche avessero meno capacità lavorative, cosa non vera (luoghi comuni non più accettabili ) tutti hanno voglia di fare se hanno a disposizione infrastrutture decenti e pubbliche amministrazioni funzionanti .
Come se le regioni meno ricche avessero bisogno più soldi per fare buona istruzione.
Per fare buona istruzione i soldi sono solo una delle tante componenti. Molto più importante è come vengono spesi. Meno soldi ma spesi bene porterebbero a migliorare notevolmente le situazioni precarie attualmente presenti su tutto il nostro territorio.
E per spendere meglio i soldi ci vuole un controllo locale, che meglio sà le vere esigenze dei propri istituti.
Questo discorso naturalmente sarebbe ancor più valido per università e ricerca.
I nostri "carrozzoni" nazionali sono inquinati da molte situazioni di inefficienza come tanti validi giornalisti spesso riportano nelle loro cronache.
Una gestione regionale anche lì dovrebbe dare migliori risultati a parità di investimenti.
Anche in ambito di politica industriale , di rapporti di lavoro e di previdenza la gestione locale porterebbe a snellimenti burocratici e più efficienza nell'affrontare le sfide della competizione globale.
Consideriamo che già abbiamo parlamenti e organismi regionali in tutti i settori di amministrazione pubblica. Facciamoli lavorare visto che già li paghiamo e bene.
Probabilmente anche la pubblica sicurezza con una polizia nazionale e una polizia regionle (magari trasformando e modernizzando uno dei nostri corpi già operativi a livello nazionale) porterebbero ad un più efficiente controllo del territorio.
Di base naturalmente anche la gestione delle entrate tributarie dovrebbe seguire la stessa procedura e cioè le tasse principali riscosse a livello locale per poi ogni regione versare allo stato centrale una quota proporzionale per pagare le spese statali (es. difesa , esteri ecc )
Tra l'altro si avrebbe la possibiltà d una maggiore conoscenza diretta del contribuente contrastando meglio l'evasione fiscale.
Con questo sistema i flussi di risorse sarebbero più agevolmente gestibili con vantaggio di tutti, sia delle regioni più produttive sia delle regioni attualmente meno competitive che avrebero accesso a fondi per lo sviluppo più controllati e piu controllabili.
Senza che una buona parte, come avviene adesso, si perda nell’inefficenza e nella burocrazia centralista.
CAPITOLO 3
duemila anni di luci e ombre
La storia dall'impero Romano in poi è stato un susseguirsi di avvenimenti che hanno portato l'Italia di oggi a essere il luogo forse più ricco di testimonianze di civiltà e di arte al mondo ma nello stesso tempo ricco anche di contraddizioni.
Se ci guardiamo attorno ci accorgiamo di quante ricchezze artistiche ci circondano.
E questo appare anche con più evidenza quando si viaggia per il mondo, scoprendo che posti magari atttualmente più nominati in realtà abbiano molto meno storia e cultura di una sola delle nostre regioni.
E questo è per noi motivo di orgoglio ma ciò non basta.
Dovrebbe essere anche e soprattutto motivo di impegno per noi a mantenere intatte e a valorizzare tutte quelle bellezze che il passato ci ha lasciato.
Purtroppo non è così.
Grandi e gloriose nostre città (es.: Roma, Napoli, Palermo) sono trascurate e maltrattate.
Tanta parte del nostro territorio è stata devastata da scelte industriali dissennate (Es.:Priolo,Gela,Taranto,Marghera,ecc.) .
Un governo centrale spessso miope, incapace di sviluppare armonicamente i vari territori d'Italia o a volte spinto da interessi economici di parte o peggio ha prodotto una devastazione di alcune zone d'Italia che erano stupende. Questo rappresenta una dolorosa ferita nella coscienza nazionale e soprattutto nelle vite di chi abita quelle zone un tempo bellissime.
Ricercare i colpevoli di questi errori è ormai inutile. Tanti sono morti e i guai che hanno causato ce li hanno laciati in eredità.
E forse tutto sommato i colpevoli siamo tutti, anche se più che colpevoli forse siamo vittime.
Non abbiamo capito che il tarlo era nascosto nei nostri pensieri, che abbiamo sempre dato il nostro appoggio ed il nostro voto a chi si professava " attento ai valori morali e di solidarietà tra le varie popolazioni e le varie regioni" ma che poi agiva in tutt'altro modo.
Molto meglio avremmo fatto a valutare attentamente le azioni dei nostri dirigenti e dei nostri politici di allora piuttosto che fidarci di ciò che andavano dicendo e predicando.
Ecco dunque che l'origine di tanti guai di oggi stà probabilmente nei condizionamenti di pensiero a cui noi Italiani siamo stati esposti per lungo tempo.
Certo, abbiamo avuto anche benefici da questo pensiero filosofico-religioso in cui siamo immersi.
L'indole fondamentalmente buona e pronta a perdonare di noi Italiani è cosa buona e giusta.
Tuttavia non possiamo nasconderci dietro un paravento buonista quando bisogna decidere con razionalità quali siano le scelte giuste e le direzioni più utili al conseguimento della giustizia e del bene comune .
E spesso la dimostrazione l'abbiamo propio constatando che all'interno di istituzioni che dovrebbero essere esempio di moralità e comportamento etico si annidano comportamenti a dir poco scorretti.
Perchè non è con la religioni e le ideologie che si risolvono i problemi del vivere quotidiano.
Queste possono aiutare moralmente se vissute nei loro aspetti positivi ma possono indurre in tragici errori se valutate acriticamente o professate con cecità integralista.
In pratica la nostra valutazione di persona capace o incapace dovrebbe dipendere da quello che una persona fà non da quello che dice sarebbe meglio fare.
L'italia è un Paese che ha da sempre avuto al suo interno una forte presenza confessionale.
Questo ha portato grandi benefici soprattutto da un punto di vista artistico e culturale lasciandoci grandi tesori ma ha avuto anche un rovescio della medaglia .
Ha abituato le nostre menti ad affidarci ,più che alla razionalità , al pensiero che vi fossero delle verità assolute e dei dogmi indiscutibili .
Ci ha abituato a non valutare attentamente le azioni dei nostri conducenti, come un gregge che davanti a verdi prati segue senza dubbi il proprio pastore .
Quando si sceglie una politica di sviluppo sociale e industriale meglio sarebbe prestare massima attenzione a tutti gli aspetti tecnici , ambientali, sociali e di mercato.
Scelte sbagliate portano a conseguenze che possono essere estremamente negative.
Ecco perchè è necessario quando si agisce in questo campo farlo piu' con il cervello e meno con il cuore e lo stomaco.
Nel senso che in passato forse per avere entro breve tempo nuove possibilità occupazionali in aree depresse, si è proceduto a industrializzare forzatamente luoghi che avrebbero pututo avere un diverso utilizzo (ad es.: turistico,culturale,agricolo, logistico, ecc .) .
Senza contare la devastazione ambientale in alcuni casi irreparabile.
Ecco che allora si evidenzia che aver dato appoggio a persone magari volenterose ma incapaci ha portato solo danni.
Sembrerebbe in definitiva che il nostro sviluppo sia stato dunque guidato dai buoni propositi e dalle buone intenzioni (a volte purtroppo dal malaffare) più che da valutazioni razionali tecniche basate su proiezioni a medio e lungo termine.
E questo sembra essere il nocciolo della questione: l'intenzione cioè l'ideologia non deve prevalere trascurando o sottovalutando gli aspettii tecnici relativi alle scelte da adottare.
Tutto cioè si lega : è necessaria una buona scuola in cui la razionalità e la scienza siano i fari guida affinchè si crei una classe dirigente capace.
Filosofie , ideologie e religioni possono e devono pure essere presenti ma devono rappresentare un pluralismo di teorie che consentano di estrarne un’etica tendente alla giustizia ed al bene comune.
Una scuola dove prevalga una confessione o una ideologia non deve essere alla base della pubblica istruzione.
Nel prossimo capitolo approfondiremo queste tematiche.
CAPITOLO 4
LA CHIESA BIANCA E LA CHIESA ROSSA
Uno stato moderno può per i gli indirizzi di sviluppo ispirarsi ad una religione o ad una ideologia.
Ma l'ispirarsi non deve voler dire farsi guidare ciecamente.
Lo Stato devrebbe essere eclusivamente laico e casa di tutti i cittadini, religiosi o meno, ideologizzati o meno.
Il problema fondamentale è che sia le ideologie che le religioni non è detto siano sempre compatibili con la natura della democrazia .
Cioè le ideologie spesso derivano da deduzioni e scritti di grandi pensatori (es. Marx , Keines ecc.) che tuttavia sono appunto la sintesi del pensiero di una o poche persone.
Le religioni si basano su antichi testi in cui è una o più divinità a decidere cosa è giusto o sbagliato, al di sopra di tutto e di tutti.
Fin dalla notte dei tempi l'uomo ha sempre avuto ed è naturale, la paura della morte.
La paura stessa è quella che tiene in vita l'uomo e gli animali in genere.
Per cui è stato naturale con il tempo trovare un antidoto all'idea della fine e del nulla.
Conseguentemente a ciò sono nate nei millenni religioni in ogni parte del mondo.
Ed è un bene, fondamentalmente le religioni vogliono il bene dell'uomo.
Ma è anche vero il detto "aiutati che il ciel ti aiuta" , cioè Dio ti può dare un mano ma il lavoro grosso lo devi fare tu.
Come pure non pretendere che Dio ti dica dove mettere o non mettere una raffineria : Dio ti ha dato un'intelligenza, usala.
Nelle religioni si può credere o no, ognuno dovrebbe essere libero di scegliere.
Discorso diverso sono le ideologie. Esse nascono dal pensiero umano. Sono spesso sintesi di situazioni divenute insostenibili che cambiano, di nuovi modelli di sviluppo che nascono o vecchi modelli che non sono più validi.
Sono appunto sintesi e fotografie di situazioni e dovrebberero essere punti di partenza e non punti di arrivo quando ci si ispira ad esse per fare scelte di sviluppo sociale ed economico.
Per dotare uno stato di una politica sociale o economica si dovrebbe avere soprattutto un approccio razionale,scientifico e tecnologico.
Ideologie e pensieri religliosi non dovrebbero condizionare direttamente il normale svolgimento delle funzioni sociali. Essi dovrebbero piuttosto concorrere a creare la base etica e morale nelle nostre società.
Nel nostro caso italiano, la religione Cattolica pur avendo alla base motivi nobili e trascendentali , essendo poi trattata e praticata da esseri umani che possono incorrere in errori o interpretazioni arbitrarie e non avendo origine democratica , dovrebbe concorrere a creare le basi etiche del pensiero ma non dovrebbe direttamente indicare le scelte di una moderna società.
Per mancanza di origine democratica si intende che questa organizzazione religiosa non è il frutto di pubbliche elezioni ma che è retta da una oligarchia che si auto promuove nel tempo.
Le ideologie diversamente possono anche nascere da situazioni democratiche.
Tuttavia ispirarsi ad una sola di esse per la gestione di un moderno stato spesso si rivela inadeguato o anche dannoso.
Ad esempio di ciò , nei regimi comunisti in cui il Marxismo ha rappresentato la maggiore se non unica ideologia adottata, il tempo ha dimostrato la non efficienza del sistema o peggio.
Ecco perchè sembrerebbe meglio ispirarsi a più ideologie positive per formare la base etica dell'essere umano,il quale poi dovrebbe fare le scelte da esse ispirato ma tenendo conto soprattutto degli aspetti tecnici e scientifici.
L'italia dall'inizio del dopoguerra è rimasta bloccata da un sistema bipolarista confessionale in cui a contendersi il primato erano una forza di ispirazione religiosa (DC) e una forza di ispirazione ideologica integralista (PCI) , non permettendo al paese la realizzazione di una sana alternanza come avveniva nelle altre normali democrazie occidentali.
Il lungo perdurare al governo della DC non è stato grazie ai suoi meriti ma dovuto principalente alla “paura del comunismo” (come diceva Indro Montanelli “turatevi il naso e votate DC)
Questo situazione statica ha con il tempo logorato il sistema ritardando lo sviluppo sociale, economico e culturale del paese.
Le arretratezze culturali e sociali della nostra attuale classe politica e dirigenziale ne sono conseguenza.
CAPITOLO 5
FARE IMPRESA OGGI IN ITALIA
La premessa per affrontare qualsiasi tipo di problema dovrebbe essere chiedere informazioni a chi quel problema lo affronta tutti i girni.
Pertanto per affrontare i problemi legati alla gestione di impresa in Italia oltre che avvalersi di valenti studiosi di economia e di mercati ci si dovrebbe informare anche presso gli imprenditori che tutti i giorni si trovano a doversene occupare.
E direi non solo di imprenditori di grandi imprese ma anche di imprenditori di imprese medie e piccole.
Per 2 motivi : primo che le grandi imprese hanno problemi risolvibili con interventi di politica industriale mentre i piccoli le subiscono ; secondo perchè il tessuto industriale italiano è formato soprattutto da piccole e piccolissime imprese.
Detto questo, entrando più nello specifico, potrei indicare quali difficoltà incontra una piccola impresa nel navigare all'interno del sistema italiano.
Innanzitutto la mancanza di una scuola che prepari sia gli operai sia gli imprenditori a svolgere la loro funzione.
Spesso sia l'imprenditore che l'operaio si formano "sul campo" che è una bellissima cosa molto istruttiva ma che lascia alcune lacune di fondo spesso non colmabili nemmeno con la buona volontà.
La mancanza di una preparazione manageriale di base fa si che le nostre imprese siano magari brillanti nella progettazione e realizzazione dei loro prodotti che spesso sono all'avanguardia, ma che poi non siano in grado di competere da un punto di vista organizativo e di mercato con i più grandi competitori esteri.
Ecco perchè tante nostre eccellenze, quando cominciano ad assumere una dimensione più grande, vengono acquistate da grossi gruppi stranieri.
Altra importante mancanza della nostra scuola e' l'educazione civica. Sarebbe necessario avere questo tipo di educazione al cui interno sviluppare l'educazione aziendale.
Per educazione aziendale si intende un corretto rapporto tra le persone nell'azienda stessa.
E si intende anche un comportamento ed un pensiero etico che diano come base la cancellazione di un arcaico e stupido classismo lasciando il posto all'uguaglianza fra i vari componenti aziendali nel rispetto delle rispettive funzioni.
Gli imprenditori e i dirigenti in genere dovrebbero essere esempio i buona educazione, di correttezza e di rispetto tra di loro , verso i dipendenti e verso l'ambiente.
I dipendenti a loro volta dovrebbero avere rispetto e considerazione del lavoro che svolgono e nei confronti dei colleghi, delle scelte aziendali e dei dirigenti.
Un altro aspetto non secondario stà nella non positiva considerazione che l'impresa ancora ha presso tanta nostra classe intelletuale e non solo.
Ancora oggi presso una parte della nostra classe intelletuale e politica (e a volte anche religiosa) si pensa che " l'impresa sia lo sfruttamento di un padrone sugli operai " , che in genere l'arricchimento dell'imprendirore si debba al "furto" del tempo e del lavoro dell'operaio.
Fino a che non ci liberiamo il cervello di questa spazzatura non andiamo da nessuna parte.
Oggi in Italia tutti sono o dovrebbero essere liberi di diventare imprenditori e nessuno obbliga nessuno a restare in un luogo in cui si senta sfruttato.
L'impresa invece è la base della produzione di tutti i beni e i servizi che ci permettono di vivere.
I nostri problemi non derivano da una classe imprenditoriale che sfrutterebbe i lavoratori o da una classe lavoratrice inadeguata: i nostri problemi derivano da una classe denominata "casta" a volte composta da parassiti che non creano nulla ma che sfruttano , loro sì, sia la classe lavoratrice che gli imprenditori.
Questa premessa è utile per capire un'altra grossa difficoltà che ha chi oggi deve gestire un'impresa: i costi della burocrazia e delle varie autorizzazioni e certificazioni.
Qusi tutti i giorni un'impresa, grande o piccola che sia, deve sottostare ad adempimenti amministrativi laboriosi e spesso inutili.
L'elenco è lunghissimo : obblighi amministrativi, fiscali, contributivi, sanitari, di prevenzione, di certificazione di attrezzature e procedure, di autorizzazioni varie, di messa a norma, di prevenzioni, di assicurazioni ecc.ecc.
A titolo esemplificativo basta che analizziamo un modello di busta paga italiano composto da un numero sconcertante di dati e di caselle da compilare e un modello "CUD" per le tasse composta da pagine e pagine (stampato per un certo numero di dipendenti diventa una vera e propria montagna di carta, alla faccia dei problemi ambientali)
E il dramma è che gli enti pubblici spesso non aiutano ad adempiere agli obblighi ma intervengono solo al momento del controllo e della eventuale sanzione.
L'impresa pertanto è obbligata ad avvalersi di una miriade di consulenti (notai,comercialisti,avvocati,geometri,assicuratori,tecnici di sicurezza,medici,responsabili sicurezza, tecnici antincendio, tecnici certificatori macchinari e attrezzature e chi più ne ha più ne metta) sostenendo tutti i costi relativi sia come soldi che come tempo.
Sitazione che per i nostri competitori esteri è molto meno impegnativa.
Pertanto se davvero si vuole aiutare il mondo dell'impresa non solo a parole, è sui sopracitati aspetti che bisogna intervenire.
Qualsiasi pianta, pur sana che sia, se infestata da troppi parassiti si ammala e magari muore anche.
Continuare su una strada sbagliata spingerebbe altre aziende a delocalizzare all'estero e impedirebbe alle nuove generazioni la creazione di nuove imprese mettendo a frutto i loro potenziali grandi talenti.
Un altro problema che ci trasciniamo da anni è l'incidenza degli infortuni sul lavoro.
Sicuramente la scuola anche su questo dovrebbe lavorare di più. Ma a mio parere una svolta la potrebbe dare una diversa impostazione.
Attualmente se durante una verifica si trovano mancanze di rispetto delle norme o delle attrezzature adeguate si sanziona l'azienda.
Sarebbe più funzionale erogare la sanzione principale all'operatore stesso e una parte all'azienda.
Questo renderebbe l'operatore molto più attento alla sicurezza sua e dell'ambiente, rendendolo anche nel contempo giustamente esigente nell'avere tutti i dispositivi di sicurezza necessari.
La prova di ciò la possiamo notare nell'ambito automobilistico. Fino a che, in caso di infrazione, vi era solo la multa che pagavano le aziende gli autisti erano meno attenti al rispetto del codice stradale.
Da quando anno introdotto la detrazione di punti dalla patente personale tutti siamo diventati più attenti e più rispettosi di limiti e regolamenti stradali.
Naturalemente se la situazione di rischio fosse dovuta a mancanza di dispositivi di sicurezza o a negligenza aziendale la sanzione sarebbe interamente dovuta dall'azienda.
In conclusione si può dire che se un mio comportamento scorretto mi può far incorrere in una sanzione che dovrò pagare io stesso presterò sicuramente più attenzione nel seguire tutte le normative di sicurezza.
CAPITOLO 6
AMBIENTE URBANIZZAZIONE E TURISMO
La società moderna non può più continuare a considerare il PIL come unico e principale parametro del progresso e del benessere sociale.
Una corsa continua al benessere materiale ci stà portando a grandi passi verso il disastro ambientale.
Bisogna trovare nuovi parametri che non comportino uno sfrenato sfruttamento del nostro pianeta.
Ecco allora che alcune riflessioni nel campo sia del turismo che delle scelte urbanistiche potrebbero aiutarci ad accrescere il nostro benessere senza avvelenare il nosro pianeta.
Meglio cioè forse farsi una bella passeggiata a piedi o in bicicletta piuttosto che scorazzare con motori di vario tipo .
I motori servono, ma andrebbero usati più per servizio che per svago.
Se riflettiamo sull'ambiente che ci circonda, soprattutto le nostri valli montane, con il tempo abbiamo allungato sempre più i percorsi automobilistici restringendo sempre più le aree per godere un pò di pace e di natura.
E questo pensandoci bene è assurdo : se 50 anni fa per farsi una camminata nel verde i nostri padri partivano a piedi da casa adesso noi ci siamo ridotti a dover fare magari 1 o 2 ore di auto per trovare un ambiente simile a quello che allora trovavano appena fuori di casa.
Ecco che forse è giunto il momento di riflettere sull'ambiente in generale : anche una città deve diventare un luogo dove si possa vivere serenamente e tranquillamente e farsi belle passeggiate in mezzo agli alberi. Sembra assurdo ma non è così. Tanti nuovi architetti e urbanisti stanno andando in questa direzione.
Io al posto del PIL adotterei altri tre parametri per giudicare il livello culturale e il grado di benessere di una società di oggi : 1 aree verdi, 2 piste ciclabili, 3 gabinetti pubblici.
Naturalmente questa è una riflessione semiseria, vi sono parametri assai più importanti. Ma ragionando bene la cosa non è poi così stravagante.
Le aree verdi, che siano le grandi foreste , i boschi montani o i parchi cittadini , sono essenziali per la vita.
Le piste ciclabili (insieme naturalmente ai servizi di trasporto pubblico) devono diventare la risposta al congestionamento automobilistico delle nostre città.
I gabinetti pubblici, la cosa fà un pò sorridere, sono a mio parere uno dei parametri che ti fa capire il grado di cultura e civiltà di una nazione. Viaggiando all'estero si nota come nelle società più avanzate in tutte le città siano presenti in gran numero.
In questo ambito da noi c'e' ancora tanta strada da fare.
Abbiamo in Italia ricchezze artistiche e ambientali immense. Abbiamo il dovere di rispettarle, valorizzarle e cusodirle con attenzione.
Oltretutto queste ricchezze, opportunamente organizzate da un punto di vista turistico, possono essere fonte di occupazione e reddito per milioni di noi.
Non possiamo più maltrattare il nostro territorio ed il nostro ambiente. Troppo è stato sacrificato ad un'industrializzazione miope , invasiva e a volte devastante.
E' come se avessimo un bel giardino fiorito ed a un certo punto decidessimo di usarlo per accatastarci tutti i nostri rifiuti.
Dobbiamo rivedere il nostro concetto di sviluppo privilegiando gli interventi a basso impatto ambientale, valorizzando il verde e le bellezze artistiche presenti su tutto il nostro territorio.
Dobbiamo reinventare i nostri paesi e le nostre città tenendo ben presente tutti gli aspetti che creano una situazione abitativa umana , socializante ,sana e gradevole.
Analizzando le nostre citta' ed i nostri paesi ci rendiamo presto conto dove abbiamo sbagliato.
Nei devastanti anni 60 70 80 si è privilegiata un'edilizia abitativa fatta di sequenze orrende di casermoni anonimi in periferie improvvisate, prive di infrastrutture e di spazi comuni di aggregazione, cioè in parole povere prive della "piazza" intesa come luogo in cui si crea socializzazione e incontro, l'essenza della comunità.
Incredibile questo se pensiamo che l'Italia dall'impero Romano fino ai primi del novecento è stata modello di urbanizzazione per tutto il mondo.
Evidentemente dalla metà dell'ottocento in avanti in Italia si è rotto qualcosa che ancora oggi non riusciamo a comprendere.
Come pure è singolare un fenomeno che si va sempre più affemando nei nostri centri anche più piccoli: se ci fermiamo un attimo ad osservare la situazione di tanti nostri piccoli paesi ci accorgiamo che ormai all'interno del nucleo abitativo gran parte degli spazi verdi rimasti sono rappresentati da giardini privati.
Dobbiamo assolutamente rivalutare ed estendere i giardini pubblici ed i viali alberati.
Avremmo numerosi vantaggi: un vivere più sereno e piacevole, spazi di incontro per tutti, spazi in sicurezza per i bambini, meno inquinamento, clima più fresco in un pianeta sempre più caldo.
Anche gli edifici abitativi , i nostri condomini, dovrebbero essere progettati tenendo presente l'esigenza di spazi verdi comuni e di spazi chiusi comuni dove i condomini dovrebbero poter interagire creando tra le persone dialogo e stemperando le incomprensioni dovute spesso ad una mancanza di incontro e di scambio di idee.
Non possiamo più proseguire sulla strada dello sfruttamento ottuso dello spazio: l'uomo ha bisogno si di mangiare e dormire ma anche e forse soprattutto di interagire più direttamente e meno virtualmente con i propri simili.
Se pensiamo alla civiltà romana ci rendiamo conto che già allora i nostri avi avevano ben presente l'importanza delle infrastutture comunitarie : piazze, terme, giardini, teatri, arene.
Avevano compreso che alla base della civiltà ci sono il dialogo ed il confronto e la conseguente formazione della comunità civile.
E in questa direzione si sono sempre mosse le comunità che via via hanno abitato il suolo italico.
Dobbiamo solo guardare al nostro passato e ritornare a agire in modo corretto.
Ecco dunque l'importanza del centro, della piazza.
Nelle grandi città andrebbero create piazze e spazi verdi non solo nel centro ma anche e soprattutto nei vari rioni e nelle periferie.
Tutti i cittadini, dal centro alla periferia, hanno il diritto di uscire di casa e in breve a piedi raggiungere la propria piazza ed il proprio giardino pubblico senza dover usare mezzi pubblici o privati che siano.
Naturalmente questi spazi dovrebbero essere gradevoli e godere del massimo rispetto e della massima cura.
Non è più tollerabile che le città siano sempre più a misura di automobile e meno a misura di essere umano.
Dovremmo cioè secondo me nei nostri centri abitati , privilegiare gli spostamenti a piedi ed in bicicletta allontanando il più possibile il traffico veicolare, fonte di rumore e di inquinamento.
Si potrebbe obiettare che data la situazione ormai compromessa di tante nostre città la cosa è difficilmente realizzabile.
Ma analizzando attentamente le varie situazioni e magari ispirandosi a città che già hanno risolto questi problemi si potrebbe migliorare la situazione.
Ad esempio tante nostre città hanno grandi viali che potrebbero essere utilizzati a senso unico creando spazi per percorsi pedonali,piste ciclabili, aree verdi, parcheggi.
Altro esempio tante piazze dove attualmente impazza il caos automobilistico potrebbero essere pedonalizzate creando parcheggi sotterranei e dotando i rioni di bellissime piazze pedonali e arricchite di spazi verdi.
E' anche una questione di qualità complessiva della vita e di priorità: non si tratta di voler penalizzare le automobili ma se questo vuol dire far vivere meglio i cittadini forse qualche sacrificio si può fare.
In conclusione a mio parere le scelte urbanisiche dovrebbero tener conto di quattro elementi essenziali: piazze, percorsi ciclopedonali, aree verdi,trasporti pubblici.
Una società moderna non può più basarsi sul bieco consumismo e sull'automobile ma deve puntare sul camminare e sul conversare in ambienti sereni tranquilli e umani.
CAPITOLO 7
PRODUZIONE , TRASPORTI , ENERGIA
Vi è ormai coscienza che il modello di sviluppo che attualmente guida la società umana sta mettendo a dura prova l’esistenza stessa della vita sul pianeta.
Il riscaldamento globale sta accellerando e questo è un segnale di grande allarme.
Poco tempo fa un’università italiana ha scoperto che anticamente su Marte vi erano fiumi e oceani e probabilmente forme di vita. Ora il Pianeta Rosso non è che un sasso inanimato. Vediamo di non fare la stessa fine.
Pertanto è lecito chiedersi se non sia urgente cambiare modello di sviluppo e conseguentemente rivedere il funzionamento di tutto il sistema produzione-trasporti-energia.
Oltre che essere una questione tecnologica il cambiamento di metodo di sviluppo è anche e forse soprattutto una questione di mentalità.
Un esempio: quando ci spostiamo in automobile il nostro pensiero è fare più strada nel minor tempo possibile. Ma perché non pensare che il tempo del viaggio stesso fa parte della vita ? Paesaggi, persone, città tutto scorre via velocemente . Correndo non ci accorgiamo delle cose belle e interessanti che la fretta ci nasconde.
Certo un autotrasportatore che ha 50 consegne da fare non ha tanto tempo di guardarsi in giro: è tutto il sistema che deve cambiare,rallentare.
Ed il sistema non è un’entità astratta: e formato da tutti noi, ognuno può cominciare nel suo piccolo a cambiare. Anche i grandi fiumi sono formati da miliardi di piccole gocce.
In un mondo che ha risolto con la tecnologia i problemi di sostentamento di base (non per tutti purtroppo) forse dovremmo adottare uno stile di vita più calmo e meno stressato.
Da un po' di anni a questa parte effettivamente si è capito il valore dello slowfood: cioè mangiare meno e di qualità è molto meglio che ingozzarsi di hamburger e di bibite zucchero e gas.
Slowfood, slowdrive,slowlife : sembra un mondo anacronistico ma forse è il futuro.
Pensare anche a consumare meglio e consumare meno: il benessere non stà nel circondarsi di sempre più oggetti e continuare a cambiare con modelli sempre più belli e nuovi.
Da forse più soddisfazione riparare un vecchio oggetto che comprarne uno nuovo.
E’ tempo forse di passare dal modello “produrre sempre di più, sempre più velocemente e a costi sempre più bassi” ad un modello che preveda di “ produrre meno ma più ottimizzato, privilegiano la qualità e meno il costo, prodotti che durino, che si possano riparare e alla fine riciclare”
Viaggiando per il mondo ci si rende conto come una buona parte della popolazione mondiale sia impegnata a produrre montagne di vestiti, computer, lavatrici, automobili, gadget elettronici ecc.ecc. E l’altra parte sia impegnata a comprare e vendere gli stessi producendo alla fine montagne di rifiuti che non si sa più come smaltire.
Senza contare che questo infernale carosello finisce per emarginare un’altra grossa parte della popolazione mondiale sfruttata per pochi dollari al giorno e in alcuni paesi destinata a soccombere.
Per citare un esempio di impatto ambientale non più sostenibile si pensi al traffico marittimo: ogni momento sui nostri oceani navigano contemporaneamnte 60.000 (sessantamila!!) supercargo (grosse navi da carico) e , per dare le dimensioni del problema, pare che sole 20 di queste navi inquinino come tutto il traffico automobilistico mondiale. E’ spaventoso.
Forse si potrebbe pensare a diminuire lo scambio commerciale intercontinentale ricollocando in modo più diffuso e razionale tutti i tipi di produzione occorrenti ad una moderna società (questo forse aiuterebbe il pianeta anche ad un maggiore equilibrio economico e strategico).
Come pure forse adottare carburanti meno inquinanti (ecocarburanti , motori elettrici, solare, eolico).
E forse potenziare le linee ferroviarie intercontinentali che possono essere alimentate da energia elettrica prodotta anche da fonti rinnovabili.
Anche il trasporto passeggeri potrebbe appoggiarsi di più sui treni e meno sugli aerei naturalmente ove possibile. Già oggi su un percorso di mille km il treno alta velocità è competitivo rispetto all’aereo.
Negli spostamnti brevi e nelle città la bicicletta potrebbe diventare il mezzo più idoneo.
In tutte queste trasformazioni è evidente come il problema dei problemi sia l’energia. Industrie, navi, treni, aerei, automobili, tutto ha bisogno di energia. La questione è che non possiamo più immettere in atmosfera quantità spaventose di CO2
Pertanto la salvezza del pianeta dipende da questo: o si passa velocemente ad investire sulle fonti rinnovabili ed ecologiche marginalizzando gli idrocarburi o si va verso l’apocalisse.
Grandi passi si sono già fatti, dieci anni fa parlare di energia solare e auto elettriche sembrava utopistico e fuori mercato. Oggi entrambe sono realtà.
Facendo bene i conti, comprendendo anche i costi clima-ambiente, il solare-eolico è già estremamente competitivo nei confronti di tutte le altre fonti energetiche non rinnovabili. Deve essere quello il nostro futuro.
CAPITOLO 8
UN CAPITALISMO DAL VOLTO UMANO , DITTATURE , DEMOCRAZIE
La democrazia “pura” è nata ai tempi di Atene. E come tutte le cose prese allo stato puro possono rivelarsi controproducenti. Quella che alla fine ha prevalso è la democrazia parlamentare. Ai tempi di Atene il popolo decideva direttamente in assemblee. Capirete che in paesi dove abbiamo milioni (miliardi) di cittadini questo non è possibile. E’ più funzionale avere una rosa di candidati magari di alto livello e eleggere tra di essi da chi farsi rappresentare.
Anni fa un grande statista diceva a proposito dei vari sistemi di organizzazione politica di uno stato che “ la democrazia è un sistema pieno di difetti ed errori ma è il meno peggio possibile”
Forse anche parlando di sistema economico , anche alla luce degli insuccessi di altri sistemi, “il sistema capitalistico è pieno di difetti ed errori ma è il meno peggio possibile”
E’ una considerazione forse poco entusiasmante ed un po' amara soprattutto per chi in passato si era illuso che sistemi egualitaristi (comunismo o simili) potessero portare l’umanità verso il radioso sole dell’ avvenire.
Si ipotizzavano società ideali dove gli esseri umani davano disinteressatamente a secondo delle proprie capacità e ricevevano a seconda dei loro bisogni, indipendentemente dal proprio lavoro.
Il problema è che non si è considerato l’essere umano per quel che effettivamente è : la più intelligente (forse) forma di vita apparsa sul pianeta , cioè il più intelligente degli animali.
Ed il problema sta qua : intelligente ma pur sempre un animale, anch’esso sottoposto alle leggi darwiniane della selezione naturale e della continuazione della specie.
L ’essere umano, come gli altri esseri viventi, tende naturalmente verso la continuazione della sua specie e più in particolare della sua discendenza, ritenendola continuazione di sé.
Questo fa si che l’uomo si adoperi per proteggere la sua prole e dotarla il più possibile di mezzi per affrontare la vita.
E qui nasce l’accumulo, l’embrione del capitalismo.
Fortunatamente l’uomo ha capito che non può basare tutto sulla competizione e sull’accumulo a discapito dei propri simili: un simile atteggiamento porterebbe a una conflittualità continua e insostenibile e sarebbe controproducente per la specie nel suo insieme.
E qui nasce il compromesso: l’intelligenza ci fa capire (o dovrebbe) che le leggi della natura vanno incanalate nella razionalità, cioè che la ricerca della continuazione della specie non deve andare a scapito dei nostri simili ma va ricercata collaborando per il bene comune.
L’accumulo etico del capitale perciò dovrebbe essere una delle componenti economiche di una normale società ma dovrebbe sottostare alle leggi del bene comune cioè raggiunto solo producendo beni o servizi utili alla comunità e magari eticamente giusti e sottoposto a giusta tassazione per una necessaria redistribuzione come avviene nella maggior parte dei paesi avanzati.
Anzi più in una nazione vi è una pluralità di gruppi capitalistici più si esercita quella legge benefica che permette la crescita di una società : la concorrenza.
La concorrenza alza la qualità e contiene i costi: una sana competizione dovrebbe sviluppare una moderna società anche nell’ambito della scienza e della cultura.
Cioe’ un capitalismo giusto deve essere soprattutto il motore di crescita per tutta la società oltre che soddisfare le esigenze di chi lo pratica.
Per questo che in un moderno stato il controllo della politica e dell’economia devono essere nelle mani di parlamenti democraticamente eletti che controllino il corretto ed equo funzionamento della società intera, compresi i grandi gruppi capitalisti.
Quando questo non avviene nascono i problemi: un capitalismo etico e che crea beni utili porta al progresso, un capitalismo senza regole e controllo diventa pericoloso per la democrazia.
Viaggiando per il mondo si entra in contatto con tante realtà diverse e tanti metodi diversi di gestione della politica e dell’economia.
In questi ultimi decenni abbiamo assistito a cambiamenti impensabili alla fine del 900.
Paesi che erano gestiti da sistemi comunisti o simili hanno adottato l’economia capitalista di mercato ed hanno fatto giganteschi balzi economici in avanti.
In Asia vari Paesi hanno adottato sistemi simili al mondo occidentale (economie di mercato) tuttavia con differenti scelte da un punto di vista di gestione dello Stato.
Sembrerebbe quasi in alcuni casi che il loro ordinamento statale assomigli più ad una gigantesca azienda che a uno stato vero e proprio. Cioè le scelte di indirizzo sociale, economico e politico sembrerebbero quasi più gestite da consigli di amministrazione più che da parlamenti democraticamente eletti veri e propri.
Naturalmente vi è molta più libertà di prima tuttavia per noi occidentali alcune situazioni sono per così dire di difficile comprensione.
In occidente il pluralismo della libera informazione è fondamentale, non è sempre così in altri Paesi.
Nei nostri sistemi occidentali i vari partiti si alternano al governo, in altre Paesi vediamo che vi sono gruppi di potere che non cambiano per decenni.
Ove non vi sia controllo incrociato ed indipendenza tra i vari poteri dello Stato (legislativo, esecutivo, giudiziario) i sistemi politici possono andare soggetti a pericolose derive autoritarie.
Il pericolo per qualsiasi sistema, per quanto forte, è l’invecchiamento: un sistema che non preveda una sana alternanza al potere determinata da libere elezioni finisce prima o poi per avvizzire col rischio di trascinare popolazioni intere al disastro.
Sembrerebbe che anche nella gestione di uno stato vi sia una specie di legge darwiniana di selezione: ove il ricambio al potere non segua un metodo che garantisca un continuo rinnovamento su basi democratiche e le scelte avvengano all’interno di lotte di piccoli gruppi oligarchici il corpo dello stato finisce per invecchiare e cadere preda di malattie che possono chiamarsi autoritarismo e espansionismo imperialista.
In conclusione possiamo dire che nel mondo d’oggi siano predominanti, come forma economica, il mercato ed il capitalismo . Purtroppo in certe situazioni dove il sistema di governo non è democratico il mercato e il capitale prendono il sopravvento e privi di controllo causano gravi scompensi e ingiustizie nel tessuto sociale.
Anche la storia dei sistemi di governo probabilmente a lungo andare seguirà la legge della selezione naturale della specie: la democrazia piano piano si dimostrerà l’organismo più adatto alla sopravvivenza.
Speriamo che il pianeta sopravviva fino ad allora.
Nel breve quale sistema di governo avrà la meglio è difficile dirlo: personalmente spero molto che prevalga il nostro “vecchio”, litigioso e difettoso sistema di democrazia parlamentare.
Capitolo 9
VIRUS , VACCINI E CONTAGI
Il vero virus è il covid-19 o sono gli esseri umani ? C’e’ da chiedersi se da un punto di vista del sistema vita in generale del Pianeta Terra il virus forse siamo noi esseri umani e il covid-19 è il vaccino che il pianeta terra sta usando per guarire dalla febbre covid-uomo .
E’ una considerazione stravagante e provocatoria ma forse non più di tanto.
Quello che è certo è che la pandemia covid-19 ha avuto conseguenze tragiche.
Anche l’origine del virus non ancora chiara lascia estremamente nell’inquietudine.
Se covid-19 è nato nelle foreste dobbiamo comprendere che lo sfruttamento insopportabile e sciagurato del pianeta da parte dell’uomo ci sta portando nell’abisso e deve cessare al più presto.
Se la sua origine fosse artificiale ci confermerebbe che nell’abisso ci siamo già.
Cambiamo modello di sviluppo , che ognuno fermi la sua corsa verso il consumismo e che le nazioni fermino la loro corsa verso l’espansione del proprio dominio, forse c’è solo poco tempo.
Per quanto riguarda l’Italia inl covid-19 ha purtoppo colpito duro.
La pandemia, sottovalutata anche dagli organismi internazionali, è arrivata prima di quanto ci si aspettasse cogliendo impreparata la nostra organizzazione sanitaria locale e nazionale.
E forse il problema più grosso si è avuto proprio nella farraginosa gestione burocratica del problema.
Ad un certo punto è apparso evidente come le regioni, pur gestendo buona parte del sistema sanitario siano state rallentate da una confusione di competenze stato-regioni dovuta a quello che dicevamo nei precedenti capitoli : il regionalismo in italia è stato realizzato solo in minima parte e male e questo lo rende zoppo e inefficiente.
In una situazione in cui la pandemia richiede interventi rapidi e diversificati da regione a regione è molto difficile o quasi impossibile per un governo centrale intervenire tempestivamente con efficacia : troppe sono le situazioni particolari impossibili da gestire da lontano.
Se poi a questo si somma il fatto che negli anni passati si è indebolito il sistema di prevenzione epidemiologica riducendo via via gli investimenti nella sanità pubblica ecco che il quadro è completo.
Una gestione regionale e di medicina di base territoriale in altri Paesi si è dimostrata più efficace nel contenere il contagio.
Noi in Italia abbiamo parato il colpo grazie all’eroismo di medici e infermieri che si sono impegnati oltre i limiti per salvare i propri concittadini.
Ed è triste constatare che ancora oggi abbiamo bisogno di eroi per cavarci dai guai.
Per analogia qualcuno ha ricordato i tempi in cui nelle due guerre mondiali mandavamo i nostri fanti allo sbaraglio con i moschetti e senza scarpe contro i carriarmati nemici.
Il nostro problema principale non è la mancanza di soldi : la pressione ficale italiana, nonostante la forte evasione, è fra le più pesanti al mondo.
Il nostro problema è l’organizzazione: troppi i soldi sprecati malamente spesi per lavori e servizi perfettamente inutili e improduttivi .
Per quanto il rubinetto butti acqua impossibile riempire una vasca piena di buchi.
Non vogliamo più un Italia impreparata e approssimativa appesantita da un apparato burocratico inefficiente e parassitario.
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